La sindrome di Munchausen per procura

La Sindrome di Munchausen per procura, riguarda chiunque induca in modo costante dei sintomi su un´altra persona, in modo che questa venga considerata malata.

I criteri in base ai quali si considera presente la sindrome di Munchausen sono fondamentalmente 4:

1. malattia di un bambino causata da un genitore o da qualcuno che è in loco parentis
2. il bambino viene sottoposto a visite mediche prolungate e a trattamenti complessi
3. colui che danneggia il bambino nega di conoscere la causa della malattia
4. i sintomi acuti e i segni della malattia cessano quando il bambino viene allontanato da chi la causa.

Modalità sindrome di Munchausen

Le modalità con cui si manifesta la sindrome di Munchausen per procura sono le più varie. Può essere attivata un´opera di suggestione per convincere il bambino di essere malato, o possono essere prodotti sintomi somministrando sostanze nocive. Si può attuare la simulazione di una malattia inesistente, o la sua induzione volontaria. A questo proposito va osservata l´estrema varietà dei comportamenti, che vanno dall’omissione di cure (quando un bambino soffre di determinate patologie croniche, asma o allergie) alla somministrazione di sale, droghe o altre sostanze nocive, al soffocamento, arrivando addirittura all’iniezione di feci, urina, saliva, e in particolare veleno di vari tipi.

Ma cosa spinge una madre a mettere in pericolo il proprio figlio? Sindrome di Munchausen

Talvolta il comportamento della madre evidenzia un attacco al marito che è un padre emotivamente distante o fisicamente assente; la crisi matrimoniale dà alla madre la giustificazione di vendicarsi dell’uomo che ha accanto e con il quale ha avuto un figlio proprio attaccando il bambino.

E´capitato che alcune madri hanno salvato il proprio figlio con la rianimazione cardiorespiratoria per cui sono diventate delle eroine. Lo psichiatra M. Lesnik-Oberstein della Free University di Amsterdam concluse: “l’infanzia di una madre affetta da MSP è caratterizzata da gravi privazioni affettive… il bambino viene ricoverato affinché la madre possa soddisfare indirettamente i suoi bisogni affettivi, peraltro appagati maggiormente con il coinvolgimento nel trattamento pediatrico. Le conseguenze dolorose e pericolose per il bambino del comportamento materno sono affrontate con il diniego.”

La domanda che dovrebbe sorgere spontanea a questo punto è quale possa essere in questo contesto il ruolo dell’altro genitore, quando ci sia, e come mai possono verificarsi questi tipi di comportamento nonostante l’altrui presenza.

La sindrome di Munchausen differenze fra coniugi

Normalmente, in queste coppie il padre è l’elemento passivo e, normalmente, la madre appare come la persona che decide all’interno della coppia e della famiglia.
In molti casi la differenza tra i due coniugi è anche evidente sia a livello intellettivo, sia anche a livello culturale e sociale, e questo squilibrio è a favore della donna.
Generalmente la madre è abbastanza colta e in grado di esprimersi con proprietà di linguaggio. Spesso ha avuto una formazione medica o infermieristica senza necessariamente essere diplomata o laureata. E´ affascinata dalla medicina e segue con interesse i programmi medici in tv leggendo riviste e dizionari di medicina. Si trova a suo agio nell’ambiente ospedaliero collaborando anche con il personale sanitario e nessuno dubita di lei quando espone la sintomatologia. La diagnosi spesso arriva di sorpresa perché la madre viene ritenuta un esempio di genitore amorevole.

Nella madre gli aspetti patologici sono le reazioni paranoidi, la convinzione maniacale che il figlio sia davvero malato e la personalità sociopatica (un disturbo del carattere in cui un modo di fare affascinante e subdolo permette di sfruttare gli altri violando le norme sociali e legali, senza provare alcun senso di colpa o rimorso).
Un comportamento sociopatico, ad esempio, è quello della madre che falsifica la lettera di un medico per dimostrare ad un altro sanitario che il figlio è malato oppure interrompe la cura di antibiotici per endovena del figlio oppure gli preleva il sangue per farglielo bere (in modo che i test di laboratorio suggeriscano un´emorragia interna).

Articolo pubblicato dalla Dr.ssa Sara Breschi,

Psicologa e Psicoterapeuta

Lo stress

Il termine stress viene utilizzato indifferentemente sia per indicare un insieme di reazioni psicologiche e fisiologiche a certe situazioni ed eventi (per esempio, “il lavoro è causa di stress”) sia per indicare queste situazioni e questi eventi (per esempio, “il lavoro è uno stress”, “i miei disturbi sono dovuti allo stress).

L’uso corretto del termine è limitato alla prima accezione. Le fonti dello stress sono dette “stressor” o eventi stressanti o condizioni di stress.

Lo stress

Le reazioni di stress sono risposte aspecifiche dell’organismo a situazioni esterne che lo sollecitano. In altre parole, si tratta di una serie di reazioni fisiologiche, emotive, cognitive e comportamentali che si verificano quando un organismo deve adattarsi a una situazione nuova, che può avere risvolti affettivi negativi o positivi. (Si parla di organismo, e non solo di persona, perché lo stress riguarda anche moltissimi altri animali.) La definizione è generica perché il fenomeno si verifica in un’infinità di situazioni diverse e in un’infinità di modi diversi. Infatti il cervello (e quindi le per-cezioni, i pensieri e le azioni) è in grado di influire in modo diretto o indiretto sull’attività della stragrande maggioranza degli organi, dei tessuti e delle cellule corporee. Questa influenza viene esercitata principalmente attraverso i nervi e gli ormoni e in essa svolge un ruolo molto importante il sistema immunitario.

Reazioni allo stress

In generale le reazioni di stress hanno lo scopo di preparare l’organismo a un’azione di fronteggiamento dello stressor. Il classico esempio è quello del predatore che at-tacca e della preda che fugge. Lo stress quindi non è in se qualcosa di negativo e dannoso; al contrario costituisce una reazione essenziale per la stessa sopravvivenza dell’animale. Una certa dose di stress ha un effetto positivo per la salute (si parla a questo proposito di “eustress”), mentre la carenza di novità e l’eccesso di sollecita-zioni sono sgradevoli e possono aumentare il rischio di disturbi mentali e fisici (si parla a questo proposito di “distress”).

Quando la reazione di stress è sollecitata troppo a lungo o in misura eccessiva, ine-vitabilmente le capacità di adattamento finiscono con l’essere sopraffatte, nel senso che le energie sembrano “esaurite”, le strategie di comportamento risultano inadeguate e la persona avverte una condizione di sgradevole tensione che difficilmente viene alleviata dal riposo. Si ha allora la sensazione di non riuscire a gestire adegua-tamente le situazioni che la vita ci chiede di affrontare e si avverte un senso di stanchezza accompagnato da varie emozioni negative come ansia e depressione. È a questo punto che compaiono i disturbi da stress, sintomi e disfunzioni che possono interessare quasi ogni organo o funzione corporea oppure manifestarsi sotto forma di vari disturbi mentali — i più diffusi dei quali sono i disturbi d’ansia, la depressione, l’uso di psicofarmaci e droghe, alcol e sigarette, i disturbi alimentari, i disturbi del sonno, le disfunzioni sessuali. Anche le relazioni con gli altri in queste condizioni possono peggiorare.

Cure per lo stress

La ricerca sullo stress ha dimostrato che i disturbi da stress dipendono non solo e non tanto dallo stressor in sé, ma dal modo in cui questo viene vissuto e gestito dalla per-sona. Una dimensione molto importante è quella della percezione di controllo; in ge-nerale, se ci sentiamo capaci di fronteggiare una situazione stressante, i suoi effetti nocivi si riducono molto o scompaiono del tutto (vedi anche autoefficacia).

Come si è detto, qualsiasi situazione nuova è una fonte di stress. Non avrebbe quindi senso cercare di compilare un elenco completo degli stressor. Alcuni ricercatori han-no chiesto alla gente quali fossero le situazioni più difficili da affrontare e ne emersa una graduatoria di situazioni stressanti comuni (Holmes e Rahe, 1967). In testa ab-biamo la morte del coniuge, il divorzio, la separazione, un periodo di carcere, la morte di un familiare, infortuni o malattie, il matrimonio, il licenziamento, una ri-conciliazione con il coniuge e il pensionamento. Al di là di eventi estremi in positivo o in negativo come questi e certi altri, va in ogni caso notato che, poiché ognuno ha sviluppato capacità diverse, qualcuno si sentirà più facilmente sopraffatto da certe situazioni e qualcuno da altre.

Bibliografia di riferimento

– Bandura A., Autoefficacia. Teoria e applicazioni, Erickson, Trento, 2000.

– Borgo S., Milic S. e Sibilia L., Interfaccia medicina-psicologia. The-saurus di psicoterapia comportamentale, S & R, n. 4, maggio 1991, CNR.

– Holmes T.H. e Rahe R.H., The social readjustment rating scale, “Journal of Psychosomatic Research”, n. 11, pp. 213-218.

– Locke S. e Colligan D., Il guaritore interno. La nuova medicina della mente e del corpo, Giunti, Firenze, 1990.

Articolo del Dott. Gabriele Lo Iacono
di Psicologia-editoria.eu