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Il luttuoso distacco dall’infanzia

Prima dell’adolescenza l’autorità morale, chi decide cosa sia giusto o sbagliato, è sempre collocata nei genitori, visti dal figlio come onnipotenti.

Allontanandosi dalla propria infanzia, un adolescente passa attraverso fasi evolutive segnate, ad esempio, da una nuova considerazione della propria identità, che lo portano alla maturità psicologica, ad una svolta nel percepire l’autorità morale. Se per qualche ragione questa svolta non avvenisse, l’adolescente diventerebbe una persona fisicamente adulta ma resterebbe bloccato al livello di coscienza e di obiettivi morali di un bambino. Se muore un genitore o comunque “scompare” per una Depressione, un divorzio o un abbandono durante la fase adolescenziale del figlio, questo può perdere l’opportunità di integrare l’età adulta con il senso morale, interrompendo l’elaborazione del lutto rispetto al distacco dall’età infantile.

Se da un lato l’adolescente vuole tuffarsi a capofitto nel futuro, dall’altro si aggrappa disperatamente al passato: di qui nasce quello stato d’animo che è la nostalgia, una delle manifestazioni del lutto adolescenziale, inteso come abbandono e distacco dall’infanzia, insieme all’angoscia e agli stati depressivi.

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Seminario su Scienza ed Etica a Firenze

L’ Istituto Superiore di Sanità e L’ Istituto Sullivan di Firenze organizzano un Seminario su Scienza ed Etica il giorno 20 Febbraio 2010 Firenze all’ Archivio di Stato Viale Giovine Italia, 6 alle ore 10-13.

La scienza si scontra sempre più spesso con posizioni che si oppongono alle sue conquiste in nome della religione o dell’etica. Il più delle volte questa opposizione si risolve in un doppio dogmatismo. Da una parte l’inflessibilità di chi, sopratutto nella gerarchia cattolica odierna, ritiene di avere accesso ad una verità trascendente o comunque superiore alle conoscenze empiriche. Dall’altra si contrappone la rigidità di quanti, dall’interno del mondo scientifico, tendono a presentare le proprie conoscenze come certezze, ignorandone o fingendo di ignorarne i limiti. I guasti di queste due debolezze travestite da dogmi si vedono nel dibattito, ormai quasi quotidiano, su argomenti come il cambiamento climatico, le cellule staminali, il prolungarsi artificiale e magari indesiderato della vita e della morte. Quasi tutti abbiamo la sensazione di essere “agiti” in queste discussioni, se nza mai realmente capire quali sono i fatti e quali sarebbero le decisioni giuste. R. Satolli, P. Vineis.

Programma:

Introduzione
Saro Brizzi

Oggettività della Scienza e integralismo etico
Roberto Satolli, Paolo Vineis

Incertezza ed Evidence Based Medicine
Salvatore De Masi, Luciano Sagliocca

Discussione

Chiusura
Alfonso Mele

Scarica la locandina in formato pdf.

Per maggiori informazioni.

Partecipazione: la partecipazione alla manifestazione è gratuita

Iscrizione: occorre inviare comunicazione scritta della partecipazione via e-mail all’indirizzo antonella.marzolini@iss.it o via fax al numero 06/49904170
specificando i seguenti dati:

- nome
- cognome
- qualifica/attività
- ente di appartenenza
- città
- telefono
- e-mail

Alla fine del seminario sarà rilasciato un attestato di partecipazione.

Segreteria Scientifica

Saro Brizzi
Istituto di Psicoterapia Analitica “Sullivan” di Firenze
Alfonso Mele
Reparto di Epidemiologia Clinica e Linee Guida, Istituto Superiore di Sanità

Salvatore De Masi
ASL 6 Livorno

Luciano Sagliocca
Agenzia Regionale Sanitaria della Regione Campania

Segreteria Organizzativa

Antonella Marzolini
Reparto di Epidemiologia Clinica e Linee Guida
Istituto Superiore di Sanità
Tel. 06/49904061 – Fax 06/49904170
E-mail: antonella.marzolini@iss.it

Relatori

Saro Brizzi
Istituto di Psicoterapia Analitica “Sullivan” di Firenze

Salvatore De Masi
ASL 6 Livorno

Alfonso Mele
Reparto di Epidemiologia Clinica e Linee Guida CNESPS
Istituto Superiore di Sanità

Roberto Satolli
Zadig
Milano

Paolo Vineis
Chair of Enviromental Epidemiology
Imperial College, London

Luciano Sagliocca
Agenzia Regionale Sanitaria della Regione Campania

Sentirsi “EMO”

daniIl termine “emo” è stato utilizzato, per la prima volta, negli anni ‘80 per indicare un sottogenere musicale che faceva parte della cosiddetta musica hardcore punk e che si sviluppò in particolar modo a Washington. La parola “emo” indicava, quindi, band sempre hardcore ma che utilizzavano sonorità più melodiche e ricche e che, quindi, volevano emo-zionare l’ascoltatore durante le loro esibizioni. Successivamente, durante gli anni ’90, il termine si estese ad indicare anche i gruppi musicali indie. Grazie anche ad internet, oggi il significato della parola “emo” si è esteso ed è arrivato ad identificare una vera sottocultura, che  coinvolge non solo la musica, ma anche molti altri aspetti della vita dei giovani, dalla moda agli atteggiamenti.

Partita dagli Stati Uniti, questa sottocultura ha raggiunto l’Inghilterra ed, in breve tempo, si è diffusa in tutto il mondo.

Ma chi sono veramente gli “emo” e cosa caratterizza la loro identità?
Hanno, di solito, tra i 14 e i 19 anni, si vestono con abiti dall’aria gotica, ascoltano musica “emo-core”. Pare che, oggi, sia possibile identificare un adolescente “emo” soprattutto dall’abbigliamento: stile punk, smalto nero, occhi truccati, maglioni di lana larghi o magliette molto strette, pantaloni di velluto, scarpe da ginnastica, skinny jeans, frangia asimmetrica, capelli spettinati, collane con cuori spezzati o teschi. Una descrizione che coincide in maniera dettagliata con lo stile del cantante dei Tokio Hotel, Bill Kaulitz, uno dei principali rappresentanti della musica moderna considerata “emo”.

Non solo, però, un modo di vestire, ma un modo di pensare ed agire che può far paura specie ai genitori che osservano i figli e non riescono a capire. Capire da dove nasce tutta questa tristezza, questa disperazione. Se “emo” significa emozione, i ragazzi “emo” non fanno mistero di quello che provano: piangono davanti agli amici, baciano persone dello stesso sesso o addirittura arrivano a farsi del male procurandosi tagli sulle braccia o sulle gambe con le lamette da rasoio. Una richiesta d’aiuto, la manifestazione di un disagio insostenibile che li rende da una parte emarginati, dall’altra parte di un gruppo, di un sentire comune, di un sentirsi “emo”. Dietro a questa “filosofia di vita” si nascondono comportamenti autolesionistici che sono il mezzo attraverso il quale l’essere “emo” esprime l’essere un adolescente in difficoltà, rivelando un profondo bisogno di attenzione.

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