Disturbi Fittizi

I Disturbi Fittizi sono caratterizzati da sintomi fisici o psichici che sono prodotti o simulati intenzionalmente al fine di assumere il ruolo di malato. La valutazione che un certo sintomo è prodotto intenzionalmente viene fatta sia attraverso l’evidenza diretta, sia attraverso l’esclusione di altre cause. Per esempio, un soggetto con ematuria può venir trovato in possesso di anticoagulanti. La persona può negare di averli assunti, ma le analisi ematiche sono compatibili con l’ingestione di anticoagulanti. In mancanza di prove di una ingestione accidentale, diventa allora ragionevole supporre che il soggetto abbia ingerito intenzionalmente il farmaco. Va tenuto presente che la presenza di sintomi fittizi non esclude la concomitanza di sintomi fisici o psichici veraci.

I Disturbi Fittizi vanno distinti dagli atti di Simulazione. Anche nella Simulazione l’individuo produce i sintomi intenzionalmente, ma ha uno scopo che risulta facilmente riconoscibile alla luce della conoscenza delle circostanze ambientali. Per esempio, la produzione intenzionale di sintomi allo scopo di evitare obblighi legali, di evitare di sottoporsi a prove, o di evitare l’arruolamento militare andrebbe classificata come Simulazione. Similmente, se un soggetto che è ricoverato per il trattamento di un disturbo mentale simula un aggravamento per evitare il trasferimento a un altro ospedale, meno gradito, questo sarebbe un atto di Simulazione. Al contrario, nei Disturbi Fittizi la motivazione è il bisogno psicologico di assumere il ruolo di malato, come è dimostrato dalla assenza di incentivi esterni per tale comportamento. La Simulazione può essere considerata un comportamento adattivo normale in certe circostanze (per es., quando si è ostaggi), ma per definizione una diagnosi di Disturbo Fittizio comporta sempre la presenza di psicopatologia.

Fonte DSM-IV

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