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Giornata su neurologia e genetica del 28/11/2009 per aiutare la ricerca

PARTECIPARE  PER AIUTARSI AD AIUTARE

Intestazione locandina Organizza per 

sabato 28 novembre 2009 h. 16.00

c/o il Circolo parrocchiale del Giglio di Montevarchi

Via Ammiraglio Burzagli, 124 

l’incontro “Partecipare per aiutarsi ad aiutare”

 Interverranno con dei contributi su genetica e neurologia:

DNAProf. Antonio Toniolo
Direttore del Dipartimento Scienze Cliniche e Biologiche dell’Università degli Studi dell’Insubria di Varese

Prof.ssa Maria Luisa Giovannucci Uzielli
Docente  di Genetica, Università degli Studi di Firenze

Dott.ssa Gloria Scarselli
733607_the_heart_of_the_pagesSpecializzanda in Neuropsichiatria Infantile, Università degli Studi di Firenze

Dott. Leonello Guidi
Neurologo e Direttore del Reparto di Neurologia dell’ASL 11 di Empoli
 
Dott.ssa Francesca Magnani
Vincenzo RussoNeurologa presso l’Ospedale San Donato della ASL 8 di Arezzo

Seguirà la presentazione del libro del dott. Vincenzo Russo
Se il destino è contro di me peggio per il destino, ed. Mursia.

 

ALLE ORE 20,00 SEGUIRÀ CENA con musica
al COSTO di € 15,00*

IL CUI RICAVATO SARÀ DEVOLUTO ALLA RICERCA
*( bambini metà prezzo)

Per prenotazioni cena:
Maria Grazia Rigli cell. 329/3717740
BNL – Signora Laura Guantini 055/984975 o 055/984976
Scarica la locandina

Il narcisista patologico

il narcisista patologico

Una certa dose di amor proprio è auspicabile, tuttavia non è facile identificare il punto in cui il narcisismo sano si tramuta in narcisismo patologico. Il narcisismo viene giudicato in maniera diversa in relazione alla fase del ciclo vitale che la persona sta attraversando e, a complicare ulteriormente le cose, c’è il fatto che noi viviamo in una cultura narcisistica in cui la superficialità incontra, spesso, maggior consenso della sostanza e la profondità. Questo rende più problematico determinare quali tratti indichino un disturbo di personalità narcisistico e quali tratti siano dei semplici adattamenti culturali.

Le forme patologiche del narcisismo sono identificate tramite la qualità delle relazioni del soggetto. Delle sane relazioni interpersonali possono essere riconosciute in base a certe qualità come l’empatia e la preoccupazione per i sentimenti dell’altro, un genuino interesse per le idee degli altri, la capacità di tollerare l’ambivalenza nelle relazioni di lunga durata senza pervenire ad una rinuncia, e la capacità di riconoscere il proprio contributo nei conflitti interpersonali. D’altra parte, l’individuo con un disturbo narcisistico di personalità si accosta agli altri trattandoli come oggetti da usare e da abbandonare secondo i bisogni narcisistici, incurante dei loro sentimenti. Gli altri non sono vissuti come persone che hanno un’esistenza separata o bisogni propri. Il soggetto con disturbo narcisistico di personalità spesso interrompe una relazione dopo un breve periodo di tempo, di solito quando l’altro comincia a porre richieste emergenti dai propri bisogni.

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La clinica borderline: Dalla rabbia alla cura

La rabbia borderline: come rendere l’altro ostile

Il primo Seminario prende in considerazione una delle emozioni più presenti e problematiche nella psicopatologia borderline di personalità. Una emozione che fa parte della modalità di funzionamento borderline ma che è anche al centro del lavoro terapeutico e soprattutto della relazione con il paziente borderline. Nel senso che avere a che fare con un paziente borderline vuol dire spesso avere a che fare con una persona arrabbiata…. e che fa arrabbiare. Il clinico stesso si trova messo in contatto con la propria rabbia: una emozione “contagiosa” che può dare conto degli elevati livelli drop-out. I pazienti borderline abbandonano spesso la terapia… ma quante volte sono stati “abbandonati” dal terapeuta stesso, che non è stato capace di curvare la propria rabbia a fini terapeutici?

L’autolesionismo e i suoi organizzatori

Accanto all’elevato rischio di suicidio, l’autolesionismo è un’altra delle condotte borderline a rischio. Una condotta rischiosa, che suscita allarme. Il terapeuta stesso si allarma molto davanti ad un paziente che con apparente disinvoltura ricorre a queste condotte (tagli, bruciature, etc.) per gestire i propri stati interni e le proprie relazioni. Per affrontare queste condotte all’interno di un rapporto terapeutico è necessario riuscire a non essere travolti dall’allarme che queste condotte suscitano. In primo luogo potendo collocare l’autolesionismo esplicito del borderline sullo sfondo di condotte “autolesionistiche” in senso lato che sono divenute estremamente frequenti nella nostra società. Prosegui la lettura ‘La clinica borderline: Dalla rabbia alla cura’ »