Disturbi Sessuali e Disturbi dell’Identità di Genere

personeQuesta sezione comprende le Disfunzioni Sessuali, le Parafilie, e i Disturbi dell’Identità di Genere. Le Disfunzioni Sessuali sono caratterizzate da un’anomalia del desiderio sessuale e delle modificazioni psicofisiologiche che caratterizzano il ciclo di risposta sessuale, e causano notevole disagio e difficoltà interpersonali. Le Disfunzioni Sessuali comprendono i Disturbi del Desiderio Sessuale (Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo, Disturbo da Avversione Sessuale), i Disturbi dell’Eccitazione Sessuale (Disturbo dell’Eccitazione Sessuale Femminile, Disturbo Maschile dell’Erezione), Disturbi dell’Orgasmo (Disturbo dell’Orgasmo Femminile, Disturbo dell’Orgasmo Maschile, Eiaculazione Precoce), Disturbi da Dolore Sessuale (Dispareunia, Vaginismo), Disfunzione Sessuale Dovuta ad una Condizione Medica Generale, Disfunzione Sessuale Indotta da Sostanze, e Disfunzione Sessuale Non Altrimenti Specificata.

Le Parafilie sono caratterizzate da ricorrenti e intensi impulsi, fantasie, o comportamenti sessuali che implicano oggetti, attività o situazioni inusuali e causano disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre aree importanti del funzionamento. Le Parafilie includono l’Esibizionismo, il Feticismo, il Frotteurismo, la Pedofilia, il Masochismo Sessuale, il Sadismo Sessuale, il Feticismo di Travestimento, il Voyeurismo, e la Parafilia non Altrimenti Specificata.

I Disturbi dell’Identità di Genere sono caratterizzati da intensa e persistente identificazione col sesso opposto, associata a persistente malessere riguardante la propria assegnazione sessuale. L’identità di genere si riferisce alla percezione che l’individuo ha di sé come maschio o femmina. Il termine disforia di genere denota intensi e persistenti sentimenti di disagio per il proprio sesso, il desiderio di possedere il corpo dell’altro sesso ed il desiderio di essere considerato dagli altri come un membro dell’altro sesso.

I termini identità di genere e disforia di genere dovrebbero essere distinti dal termine orientamento sessuale, che si riferisce all’attrazione erotica verso i maschi, le femmine od entrambi.

Il Disturbo Sessuale Non Altrimenti Specificato viene incluso per codificare i disturbi del funzionamento sessuale che non sono classificabili in alcuna categoria specifica. È importante sottolineare che i concetti di devianza, di standard della prestazione sessuale, e di adeguato ruolo sessuale possono variare da cultura a cultura.

Shopping compulsivo

Lo shopping compulsivo si può definire un disturbo ossessivo-compulsivo che indica il desiderio compulsivo di fare acquisti. Denominato anche sindrome da acquisto compulsivo, shopping-dipendenza o “shopaholism”, è noto anche con il termine oniomania (dal greco onios = in vendita, mania = follia) coniato dallo psichiatra tedesco Emil Kraepelin che identificò, per la prima volta, i sintomi associati all’oniomania nel corso del tardo diciannovesimo secolo.

I soggetti che presentano questo disturbo sono soprattutto donne di giovane età che, se inizialmente comprano per il piacere che si ricava da un nuovo acquisto, in seguito riportano uno stato di tensione crescente, ed il desiderio di comprare diventa un impulso irrefrenabile. In seguito all’acquisto compulsivo di oggetti d’ogni tipo, che il più delle volte vengono messi da parte o regalati oppure buttati via, si riscontrano molto spesso sentimenti di colpa e vergogna.

Shopping compulsivo

Lo shopping compulsivo presenta molte caratteristiche simili alla dipendenza da sostanze: la tolleranza porta i soggetti ad incrementare progressivamente tempo e denaro speso negli acquisti, così come i tossicodipendenti devono aumentare la dose di assunzione della sostanza per ottenere gli effetti desiderati. Il craving, l’incapacità di controllare l’impulso a mettere in atto il comportamento, è presente in entrambe le patologie, in particolare nella dipendenza dagli acquisti esso assume le caratteristiche della compulsione, come alleviazione di un sentimento spiacevole. L’astinenza produce un grande malessere nello shopper compulsivo che, per qualche motivo, si trovi impossibilitato a fare acquisti.

Lo shopping compulsivo è un fenomeno molto complesso che non si riflette solo a livello comportamentale nella ricerca dell’oggetto, esso ha un impatto devastante nel complessivo quadro esistenziale del soggetto. Lo shopping compulsivo è un disturbo che porta alla necessità di fare acquisti, una necessità alla quale il soggetto è incapace di sottrarsi. Questo comportamento ripetitivo ed incontrollabile assorbe completamente l’individuo, e provoca nella sua vita gravi conseguenze a livello finanziario, relazionale e familiare.

A livello psicologico la dipendenza si traduce nel totale assorbimento del soggetto, che finisce per trascurare la propria vita sociale, il lavoro, la famiglia ed i propri interessi. Nonostante la consapevolezza che il proprio comportamento condurrà inevitabilmente a conseguenze negative, il soggetto non può fare a meno di ricercare l’oggetto della dipendenza, sia essa una sostanza o un’azione, come quella di fare acquisti.

 Un criterio che si potrebbe adottare per distinguere lo shopping compulsivo dallo shopping innocuo è quello legato alla distinzione tra compulsione e compensazione.

Nella compulsione:

– E’ tipico dello spendere compulsivo sapere cosa si sta facendo e tuttavia essere incapaci di smettere;

– Facendo acquisti cerchiamo di alleviare una sensazione di ansia;

– Si tende a negare il problema coltivando l’illusione di avere sotto controllo la situazione;

– Quando compriamo regali cerchiamo di comprare amore e potere.

Nella compensazione:

– Comprando ci coccoliamo, ci regaliamo un piccolo diversivo che ci rialza il morale;

– Ci sentiamo a terra, la vita ci appare in un certo periodo vuota: allora la riempiamo di cose, di oggetti materiali;

– In un momento in cui si verifica la separazione o la rottura di un legame con qualcuno che ci era caro, il prodotto acquistato può avere il valore simbolico di rimpiazzare l’oggetto di amore perso.

Articolo pubblicato dalla Dr.ssa Sara Breschi,

Psicologa e Psicoterapeuta