Famiglie psicosomatiche

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Hilde Bruch (1988), psicoanalista, occupandosi di disturbi del comportamento alimentare, fu colpita dagli stretti legami che i propri pazienti avevano con i loro genitori. Queste relazioni erano disturbate e si ripercuotevano negativamente sulle capacità di crescita e di autonomia della persona malata.

“Il trattamento dei pazienti anoressici non si svolge in assenza di relazioni interpersonali. Al contrario, questi giovani sono strettamente avviluppati nel legame con i genitori e con la famiglia in genere. Superficialmente la relazione con i genitori sembra buona; in realtà è troppo stretta, troppo coinvolgente, senza la necessaria separazione e individuazione. Tale armonia, come viene descritta prima che la malattia giunga a manifestarsi, è ottenuta grazie all’eccessiva compiacenza del bambino. Qualche tempo dopo che la malattia si è manifestata, viene allo scoperto un’intensa ostilità. Diventa necessario modificare le interazioni familiari. Per i pazienti minori di quindici o di sedici anni la terapia della famiglia sembra un mezzo efficace per risolvere i problemi. Tuttavia la terapia familiare non è più sufficiente quando la malattia è manifesta già da tempo, o quando il paziente è abbastanza adulto da poter lasciare la famiglia. In tali casi, il paziente ha bisogno di un aiuto personale e individuale, che gli permetta di sviluppare le capacità necessarie a condurre una vita autonoma, da individuo che ha rispetto di sé, che è capace di autogestirsi” (Bruch, 1988, 4)

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Stress, adattamento e malattia

eUna definizione moderna indica lo stress come “uno stato di tensione dell’organismo, in cui vengono attivate difese per far fronte a una situazione di minaccia” (Trombini, 1982).

Lo stato di tensione è accompagnato da reazioni sia psicologiche che fisiologiche, espressioni delle resistenze e delle difese dell’organismo verso quelle forze che ne vogliono mutare l’omeostasi, cioè l’equilibrio.

Lo stress viene definito acuto, quando si riferisce a situazioni di carattere intenso e transitorio, oppure cronico, nel caso che la condizione si protragga nel tempo logorando gradualmente le capacità di adattamento e di resistenza dell’organismo.

Si distingue poi uno stress positivo, occasione di esperienze costruttive e appaganti, da uno stress negativo, fonte di difficoltà e sofferenze che spingono l’individuo ad assumere atteggiamenti difensivi fisici e psichici fino a comportare, nei casi più gravi, lo sviluppo di malattie.

Nello stress psicologico la reazione individuale dipende dal significato conscio o inconscio che si attribuisce all’avvenimento anche se vi sono categorie di eventi che possono essere considerati impegnativi per la maggior parte degli esseri umani.

E’ possibile suddividere le situazioni che possono assumere un valore stressante in due grandi categorie. La prima riguarda quegli avvenimenti acuti e improvvisi che assumono importanza per le notevoli conseguenze che comportano. Tali eventi di vita sono solitamente ben identificabili e limitati nel tempo e possono riguardare sia esperienze personali significative (matrimoni, divorzi, licenziamenti, lutti) che avvenimenti collettivi (catastrofi naturali, crisi culturali, economiche o sociali, guerre). Una seconda categoria di situazioni impegnative per l’essere umano è quella legata alle piccole difficoltà della vita quotidiana. Lo stress quotidiano è difficile da identificare e da misurare e per questo è stato a lungo sottovalutato, ma negli ultimi anni è stato esaminato sotto l’aspetto familiare, lavorativo e sociale. Leggi tutto “Stress, adattamento e malattia”