Conflitto interno e esterno

Il termine conflitto può riferirsi a due realtà diverse: il conflitto interno e il conflitto esterno.

Conflitto interno

Si dice che una persona ha un conflitto interiore (o interno, o intrapsichico) quando è sottoposta a spinte contrastanti. Il conflitto interiore può assumere tre forme semplici:

Una stessa persona, situazione, idea o oggetto, ha sia valenze positive sia valenze negative; in altre parole suscita sentimenti, desideri o spinte ambivalenti. Da un lato attrae, dall’altro respinge. Una persona che avverte gli effetti spiacevoli di una dipendenza, per esempio, da una parte si rende conto di avere un’abitudine dannosa, dall’altra prevede che rinunciarvi sarà molto impegnativo e frustrante. In questo tipo di conflitti, può accadere che la lontananza dall’oggetto di sentimenti e desideri conflittuali ne faccia sentire meno gli aspetti sgradevoli, con il risultato che prevale la sensazione di attrazione e di desiderio. Quando però tale “oggetto” è più vicino, se ne avvertono maggiormente gli aspetti spiacevoli e si desidera un allontanamento.

Un’altra situazione di conflitto interiore si verifica quando si deve scegliere fra due o più alternative tutte spiacevoli. Un esempio estremo: meglio rubare – dovendo sopportare i rimorsi e il rischio di essere sorpresi e puniti – o patire la fame? Un altro esempio, meno drammatico, tratto dal campo dei rapporti sentimentali: una certa persona potrebbe non essere affatto soddisfatta del suo partner, che la ferisce spesso, ma ciò nonostante non volerlo lasciare, temendo una vita di dolorosa solitudine. Qualunque sia la scelta fatta, bisognerà affrontare conseguenze difficili e penose.

La terza situazione è quella in cui ci si trova di fronte a due alternative entrambi piacevoli. Sono corteggiato da due partner entrambi attraenti; quale scelgo? Mi offrono due posti di lavoro entrambi attraenti; quale accetto? In genere questi conflitti sono meno dolorosi dei due tipi precedenti. Qualunque sia la scelta fatta, la conseguenza sarà qualcosa di desiderato e piacevole; tutt’al più resterà il dubbio che sarebbe stato possibile ottenere qualcosa di meglio.

Oltre a questi tipi di conflitto semplice, la vita è piena di occasioni di conflitto interiore più complesse in cui si combinano più elementi. Si pensi, per fare un esempio tra i mille possibili, alla scelta di una carriera scolastica o lavorativa: ci si trova a dover scegliere fra alternative che presentano sia aspetti attraenti sia aspetti spiacevoli.

In genere, in questi tipi di conflitto soppesiamo le possibilità a disposizione basandoci molto sulle nostre aspettative o previsioni circa i probabili costi e benefici che conseguirebbero dalla scelta di una delle alternative disponibili; ma tali aspettative o previsioni non sono quasi mai del tutto corrette. Sappiamo già che la nostra decisione dovrà essere compiuta tollerando un certo grado di incertezza; dopo la scelta, la probabilità di scoprire che la realtà delle cose è diversa da come ce la siamo immaginata nel momento in cui valutavamo astrattamente le varie possibilità è elevata. D’altra parte, se dovessimo scegliere con perfetta conoscenza e assoluta consapevolezza potremmo anche non deciderci mai.

Nelle complesse decisioni della vita quotidiana oscilliamo e abbiamo spesso ripensamenti. Come nel conflitto interiore del primo tipo, quando si comincia a propendere per un’alternativa, le altre incominciano a sembrare più allettanti.

Come esseri umani non siamo in grado di prevedere e valutare tutti i possibili costi e benefici delle alternative considerate, ammettiamo, di fronte a una scelta scolastico-professionale. Non siamo neppure lontanamente in grado di considerare tutte le alternative teoricamente a nostra disposizione. Quante sono, per esempio, le professioni esistenti? Ammesso che si possano contare, come faremmo a valutare tutti i costi e benefici di ognuna? Nelle decisioni non soppesiamo tutte le alternative in modo sistematico ma ci affidiamo a certe scorciatoie di ragionamento che gli psicologi cognitivisti chiamano “euristiche”.

Un ulteriore, ma non ultimo, elemento di complicazione di molte scelte conflittuali della vita quotidiana deriva dal fatto che ogni bilancio fra i vantaggi e gli svantaggi delle alternative considerate è provvisorio, collegato a una valutazione che oggi è in un certo modo ma domani potrà essere, e sarà, più o meno diversa.

Conflitto esterno

Il conflitto esterno è la situazione in cui si scontrano le volontà inconciliabili di individui, gruppi, istituzioni o nazioni diverse. Un conflitto esterno è una situazione in cui due (o più) parti hanno obiettivi, bisogni, desideri o punti di vista diversi su una questione e ognuna vuole imporre il proprio senza fare concessioni all’altra. In altre parole, le parti si trovano in aperta opposizione fra loro. Con ciò che dicono e fanno, esprimono un comportamento di opposizione che continua a essere mantenuto dopo avere incontrato resistenza. A si oppone a B; B resiste ad A; A mantiene il suo atteggiamento oppositivo nei confronti di B.

Il conflitto esterno può ristagnare, andare incontro a un’escalation – in cui le parti in gioco si irrigidiscono sulle rispettive posizioni, le estremizzano (fenomeno di “polarizzazione”) e cercano di costringere la parte opposta ad accettare le proprie condizioni – oppure può essere conciliato con la comunicazione e il negoziato. Spesso nell’evoluzione di un conflitto si osservano in momenti diversi tutti e tre gli elementi. Fra due nazioni in conflitto, così come fra due amanti, ci può essere una fase in cui ognuna delle due parti cerca di portare l’altra ad avvicinarsi alle proprie posizioni; se nessuna delle due parti fa qualche passo in direzione di un accordo, ci può essere un ricorso sempre più frequente a mezzi di coercizione – come attacchi, ricatti, minacce e ritorsioni – sempre più offensivi. Il conflitto può cessare quando emerge un vincitore o quando le due parti – un po’ perché stanno subendo costi troppo elevati, un po’ perché tornano a più miti consigli – si ravvedono e sono più disponibili a fare delle concessioni reciproche nella ricerca di un compromesso.

Scritto dal Dott. Gabriele Lo Iacono
di Psicologia-editoria.eu

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