Disturbo mentale e classificazione psichiatrica

In senso generale, l’espressione “disturbo mentale” indica una situazione di carenza di salute che si manifesta prevalentemente con sintomi psicologici, cioè sul piano di ciò che la persona fa, prova, pensa, dice e percepisce.

• Disturbi mentali e sistemi di classificazione psichiatrica
• Definizione dell’Associazione Psichiatrica Americana
• Precisazioni sul concetto di disturbo mentale
• Riferimenti bibliografici

Disturbi mentali e sistemi di classificazione psichiatrica

Quando si parla di disturbi mentali, affinché ci si possa capire su che cosa si intende, si deve fare sempre riferimento a un sistema di classificazione, cioè a un elenco dei disturbi mentali fino ad oggi riconosciuti accompagnato dalla loro descrizione e da liste di sintomi e di altri criteri indispensabili per la diagnosi. Dire che una persona ha un disturbo mentale significa infatti fare una diagnosi. I sistemi di classificazione sono una specie di dizionario enciclopedico delle forme di carenza di salute psicologica e sociale. Quelli attualmente più diffusi nel mondo sono il DSM/Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, pubblicato dall’Associazione Psichiatrica Americana, e l’ICD/Classificazione internazionale delle malattie, opera dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. I due sistemi vengono aggiornati periodicamente; il DSM è attualmente alla quarta revisione, mentre l’ICD è alla decima. La quarta revisione del DSM è molto simile alla decima revisione dell’ICD.

Precisazioni sul concetto di disturbo mentale

L’espressione “disturbo mentale” implica sfortunatamente la distinzione tra disturbi mentali e disturbi fisici, cioè fra mente e corpo. Questa distinzione è ormai antiquata perché è ormai chiaro che c’è molto di “fisico” nei disturbi “mentali” e c’è molto di “mentale” nei disturbi “fisici”.
La classificazione dei disturbi mentali non è una classificazione delle persone: non si parla di “uno schizofrenico” o di “un alcolista”, ma di persone con schizofrenia o alcolismo. Una stessa persona, in diversi periodi della vita, può non avere alcun disturbo mentale, averne uno o averne più di uno.
Solo certi disturbi mentali sono dovuti ad alterazioni biologiche dell’organismo, e anche in questi casi le cause psicologiche e relazionali hanno molta importanza.
A seconda del tipo, un disturbo mentale può durare solo pochi giorni o, con alti e bassi, per tutta la vita. Nella maggior parte dei casi la durata è intermedia fra questi due estremi.
Un disturbo mentale non è un’entità totalmente distinta; spesso la distinzione fra un disturbo mentale e l’altro – così come la distinzione fra disturbo mentale e normalità – è data da lievi sfumature ed è destinata a cambiare con il progredire delle conoscenze della psicologia clinica e della psichiatria. I criteri che utilizziamo oggi per definire, per esempio, la schizofrenia possono essere diversi da quelli di ieri o di domani. Inoltre, non è assolutamente detto che persone che hanno lo stesso disturbo mentale siano simili da tutti i punti di vista; in alte parole, due persone con la stessa diagnosi di disturbo mentale – ammettiamo di agorafobia – possono essere diverse per mille altri aspetti.

Riferimenti bibliografici

American Psychiatric Association, DSM-IV. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Masson, Milano, 1996.
World Health Organization, ICD-10 Classification of Mental and Behavioural Disorders Clinical Descriptions and Diagnostic Guidelines, Ginevra, 1992.

Articolo del Dott. Gabriele Lo Iacono
di Psicologia-editoria.eu

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