Il luttuoso distacco dall’infanzia

Prima dell’adolescenza l’autorità morale, chi decide cosa sia giusto o sbagliato, è sempre collocata nei genitori, visti dal figlio come onnipotenti.

Allontanandosi dalla propria infanzia, un adolescente passa attraverso fasi evolutive segnate, ad esempio, da una nuova considerazione della propria identità, che lo portano alla maturità psicologica, ad una svolta nel percepire l’autorità morale. Se per qualche ragione questa svolta non avvenisse, l’adolescente diventerebbe una persona fisicamente adulta ma resterebbe bloccato al livello di coscienza e di obiettivi morali di un bambino. Se muore un genitore o comunque “scompare” per una Depressione, un divorzio o un abbandono durante la fase adolescenziale del figlio, questo può perdere l’opportunità di integrare l’età adulta con il senso morale, interrompendo l’elaborazione del lutto rispetto al distacco dall’età infantile.

Se da un lato l’adolescente vuole tuffarsi a capofitto nel futuro, dall’altro si aggrappa disperatamente al passato: di qui nasce quello stato d’animo che è la nostalgia, una delle manifestazioni del lutto adolescenziale, inteso come abbandono e distacco dall’infanzia, insieme all’angoscia e agli stati depressivi.

Al desiderio di accedere all’età adulta si accompagna sia la consapevolezza delle responsabilità morali che l’età adulta comporta sia, quindi, il desiderio di ritrovare l’infanzia perduta. La fantasia dell’infanzia come “età dorata” deriva dall’idealizzazione, da parte dell’adolescente, di un periodo, l’infanzia, in cui era il centro dell’universo e i suoi genitori erano le persone migliori. Questa idealizzazione nostalgica si trasforma lentamente in ideali sociali realizzabili in un mondo adulto: la naturale tendenza a crescere proietta l’adolescente nel futuro, nonostante rimpianga il passato.

Non appena mette d’accordo le illusioni del passato con la realtà del mondo adulto in cui sta per entrare, l’adolescente inizia a vedere i genitori da un altro punto di vista. Scopre che questi sono imperfetti e adotta come modello e punto di riferimento tutta una varietà di nuove figure idealizzate, di eroi (cantanti, attori, sportivi ecc.). I genitori vedono il figlio adottare nuovi valori, mettendo in discussione quelli familiari e cominciano a preoccuparsi anche se per il figlio adolescente questo è un passaggio essenziale perché acceda all’età adulta.

Gli adolescenti si comportano, spesso, come se volessero sbarazzarsi dei propri genitori, rivendicano una loro indipendenza, ma anche se i genitori sentono che non possono fare o dire molto per influenzare i comportamenti dei propri figli adolescenti, la loro presenza è indispensabile per l’equilibrio psichico e il benessere dell’adolescente. Questo, infatti, può ignorare e sminuire i propri genitori ma conta sulla loro presenza mentre affronta il processo interiore del luttuoso distacco dall’infanzia passata.

Bibliografia

–           Kaplan L. J., Voci dal silenzio, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1996


Articolo pubblicato dalla Dr.ssa Sara Breschi,

Psicologa e Psicoterapeuta