La dislessia

La dislessia

la dislessiaLa dislessia è la difficoltà nel tradurre i segni dello scritto nelle parole che ad essi corrispondono; si concretizza quindi in una inefficienza nella lettura.
Generalmente vengono confuse le consonanti simili tra loro nel suono, es. la f con la v, la p con la q, la b con la d, la n con la m; viene invertita la posizione delle lettere come in uno specchio la/al, il/li.
La dislessia non ha niente a che vedere con l’intelligenza (spesso vi è un QI superiore alla media), né tantomeno con la pigrizia.
Spesso la dislessia si associa con:
Disgrafia: incapacità di scrivere in modo armonico e comprensibile
Disortografia: incapacità di scrivere in modo corretto
Discalculia: difficoltà con i numeri e i calcoli, anche i più semplici
Queste disabilità vengono raggruppate sotto il termine inglese Learning Disabilities ossia Disturbi specifici dell’apprendimento

La dislessia quanto è diffusa

Sembra che la dislessia sia molto diffusa (3-5 bambini ogni 100 della popolazione scolastica in età d’obbligo) senza distinzione di confini, classi sociali, etnie, perfino in chi usa linguaggi logografici (es. cinese e giapponese). Apparentemente sembrerebbe più diffuso tra i maschi (3:1) rispetto alle femmine ma forse solo perché i maschi sono più irrequieti e quindi più facilmente individuabili.
Film in cui si parla di dislessia: Big Fish, Celebrity, Lettere d’amore, Johnny Mnemonic, La morte non sa leggere, Il buio della mente.
Personaggi celebri dislessici: Tom Cruise, Cher, Leonardo Da vinci, Isaac Newton, Albert Eintein.

Nel 1981, il libro di Ugo Pirro “Mio figlio non sa leggere” fece scoprire agli italiani attraverso una narrazione-confessione straziante le traversie di un padre  alle prese con il figlio (Umberto) dislessico.

Spesso i bambini sfuggono ad una diagnosi perché il loro disagio viene scambiato per pigrizia, disattenzione, scarso impegno o semplicemente per bambini con difficoltà scolastiche (circa il 12-16%), ecc.

Quando è dislessia

Si definisce dislessico e quindi  si inserisce un bambino nella categoria dei disturbi dell’apprendimento quando la capacità di scrittura o abilità nell’aritmetica sono troppo indietro rispetto a quello che l’età e il quoziente intellettivo potrebbero far supporre. Questa definizione non tiene però conto del fatto che ogni bambino ha una tabella di marcia diversa per apprendere e trova modi, strategie e espedienti suoi per farlo.
Il dare un nome al problema dovrebbe servire a evitare critiche e giudizi negativi che a lungo andare potrebbero venire interiorizzati dal bambino influendo su una immagine di sé come <<perdente>> e sulla sua autostima.
Ma cosa è la dislessia? Che cosa comporta? Perché si manifesta?
La dislessia non è imputabile a problemi di ordine emotivo o a carenze educative. Probabilmente va attribuita a una diversa <<organizzazione>> e quindi funzione del cervello.
Gli studi di neurobiologia evidenziano che nella dislessia sarebbero coinvolte aree specifiche dell’emisfero sinistro con funzioni linguistiche diverse. E forse all’origine della dislessia vi sarebbero una particolare <<lentezza>> nell’elaborare le informazioni da parte delle aree cerebrali specializzate nel linguaggio. E soprattutto di quelle coinvolte nei processi fonologici, impegnati a tradurre le parole in unità sonore: i fonemi.
Per altri ricercatori il problema sarebbe la mancanza di automatizzazione nell’eseguire le funzioni di leggere e scrivere. Sarebbe quindi carente il coordinamento motorio e la capacità di sincronizzare le diverse operazioni che l’organo cerebrale deve compiere.

Dislessia le ricerche

Le ricerche in ambito neurologico hanno dimostrato che c’è una origine ereditaria, quindi genetica, dei disturbi di apprendimento. La dislessia tende infatti a ricorrere in una stessa famiglia e i parenti di lettori dislessici sovente hanno problemi di linguaggio.
Considerare i bambini con dislessia come bambini con gravi problemi psicologici o difficoltà emotive serve solo a creare sensi di colpa nei genitori oltre che sensi di inadeguatezza, frustrazione e sofferenza in chi ne è colpito.
Talvolta gli insegnanti non riescono a farsi un’idea del problema e ad interagire con i bambini per instaurare una relazione di empatia, ascolto e aiuto, sostegno, disponibilità e fiducia.
Lo stupore dei bambini con dislessia nel non riuscire in compiti apparentemente banali può provocare, oltre che un senso di inadeguatezza, insicurezza, umiliazione, rabbia, senso di isolamento, scarsa autostima e incomprensione di insegnanti, genitori, fratelli, compagni di scuola. Dare un nome al problema, scoprire che cosa impedisce ad un bambino intelligente di leggere come gli altri può essere un grande sollievo.

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