Mobbing

Negli anni Ottanta il termine inglese mobbing (che letteralmente significa assalire in massa o affollasi intorno a qualcuno) è stato scelto dallo psicologo del lavoro Heinz Leymann per descrivere certe situazioni di violenza psicologica sul posto di lavoro. Da allora in poi per mobbing si intende un comportamento lavorativo ostile che può provocare vari disturbi, specialmente disturbi d’ansia, fra cui il disturbo post-traumatico da stress.

La definizione di Leymann è la seguente:

“Il mobbing o terrore psicologico sul posto di lavoro consiste in messaggi ostili e moralmente scorretti diretti sistematicamente da uno o più individui verso (in genere) un solo individuo, il quale, a causa del perpetuarsi di tali azioni, viene posto e mantenuto in una condizione di impotenza e incapacità di difendersi. Le azioni di mobbing si verificano molto frequentemente (secondo la definizione statistica almeno una volta alla settimana) e per un lungo periodo di tempo (secondo la definizione statistica per almeno sei mesi). A causa della frequenza elevata e della lunga durata del comportamento ostile, questo maltrattamento produce uno stato di considerevole sofferenza sul piano mentale, psicosomatico e sociale” (da, The Mobbing Encyclopaedia).

Gli autori delle azioni di mobbing (coloro che “mobbizzano”) vengono chiamati “mobber”, mentre la vittima viene detta “il mobbizzato”. L’italianizzazione del verbo inglese to mob, ormai entrata nel nostro lessico, è “mobbizzare”.

La definizione di Leymann viene commentata nella enciclopedia del mobbing (The Mobbing Encyclopaedia, nel modo seguente:

“La definizione non comprende i conflitti temporanei e si concentra sul punto di rottura in cui la situazione psicologica comincia a sfociare in condizioni di patologia psichiatrica o psicosomatica. In altre parole, la distinzione fra “conflitto” e “mobbing”, per chiarire meglio il concetto, non si concentra su cosa viene fatto o come viene fatto, ma piuttosto sulla frequenza e la durata di qualunque cosa commessa. Ciò richiama anche l’attenzione sul fatto che le ricerche di base condotte in Svezia si sono basate su concetti derivati dalla ricerca medica. Fondamentalmente, si è trattato di una linea di ricerca concentrata sullo stress somatico o mentale: quanto deve essere intenso il mobbing per provocare malattie mentali o psicosomatiche? Le ricerche intraprese si sono concentrate principalmente sullo stress mentale e fisico. Il lettore deve tenere presente che non mi sono occupato primariamente di ricerca psicologica comportamentale ma piuttosto di ricerca sullo stress mentale e psicosomatico di un certo tipo che insorge sul posto di lavoro, sui suoi risultati, sulle sue condizioni patologiche e sulle assenze per malattia da esso provocate”.

Altre definizioni e descrizioni del mobbing fanno riferimento alle valenze sociali, economiche e politiche del fenomeno. Il sociologo Casilli (Casilli, 2000, p. 27), per esempio, sottolinea che lo scopo del mobbing è

“sfruttare a fini produttivi e poi eliminare un dipendente, un lavoratore, un collaboratore. Non importa se è qualificato, motivato e competente, oppure se è un “ramo secco” e non è gradito ai colleghi e ai capi […]. La persecuzione psicologica porta al licenziamento volontario (o imposto) della vittima senza clamore da parte di sindacati e giudici di lavoro”.

Le azioni di mobbing possono essere classificate in sei categorie (Casilli, 2000):

1. “mobbing verbale” e umiliazione (per es., insulti, sarcasmo, rimproveri, ecc.);
2. limitazione della facoltà di espressione della vittima ed eccessi di controllo (per es., impedire di parlare, telefonare continuamente, ispezioni, ecc.);
3. discredito, calunnie e “tranelli” (per es., accuse false pettegolezzi, diffusione di notizie riservate, ecc.);
4. isolamento fisico e professionale (per es., trasferimenti, cambio di mansione, esclusione da occasioni di socializzazione, ecc.);
5. interferenze con gli strumenti di lavoro della vittima (per es., sabotaggio, vandalismo, occultamento di notizie essenziali, ecc.);
6. attentati alla salute fisica e psichica della vittima (per es., persecuzioni, minacce, assegnazione a mansioni pericolose, ecc.).

Il mobbing viene detto orizzontale, quando è perpetrato da pari grado, o verticale, quando è perpetrato da un superiore.

Riferimenti bibliografici

* Casilli A., Stop mobbing. Resistere alla violenza psicologica sul luogo di lavoro, DeriveApprodi, Roma, 2000.
* Leymann H., The Mobbing Encyclopaedia, .

Articolo del Dott. Gabriele Lo Iacono
di Psicologia-editoria.eu