I disturbi specifici dell’appredimento (DSA)

Le tappe di acquisizione dello sviluppo linguistico sono percorse con ritmi diversi da bambino a bambino, senza che questo costituisca indice di patologia.
In alcuni casi queste diversità diventano stabili ed evidenti, e non possono essere attribuite a diverse tempistiche di sviluppo, come avviene nei disturbi dell’apprendimento.
Nella dislessia, ad esempio, si osserva una diversità tra capacità del bambino e prestazioni, senza che vi sia ritardo mentale o disturbo dell’intelligenza né tantomeno disturbi affettivi o turbe del comportamento.

I bambini con dislessia commettono numerosi errori nella lettura e sono anche molto lenti. La dislessia comporta tempi e numero di errori significativamente superiori a quelli che ci si deve aspettare da un lettore che abbia una certa età anagrafica e un certo grado di insegnamento scolastico. Per stabilire che tempi ed errori superano la media di quelli compiuti da bambini che frequentano la stessa classe scolastica, vi sono appositi protocolli di lettura, validati attraverso la somministrazione ad altri bambini di tutte le classi elementari e medie.

Criteri per disturbi specifici dell’appredimento  (DSA)

I criteri guida per valutare la lettura son l’analisi della correttezza di lettura, evidenziata dal numero e tipo di errori commessi nella lettura di testi, liste di parole e di non-parole, e della rapidità di lettura, che riguarda il tempi impiegato per leggere.
Un’altra variabile da considerare è la comprensione di quello che si sta leggendo: una cattiva lettura può infatti interferire con la comprensione e ciò accade, seppur con diversi gradi di compromissione, a molti bambini con dislessia.

La dislessia può però accrescere l’ansia del bambino, causando sensibilità, fragilità, scarsa autostima, sintomi depressivi. E’ quindi difficile distinguere le cause e le caratteristiche del disturbo dagli effetti.
Inoltre il termine disturbi dell’apprendimento raccoglie diverse tipologie di difficoltà: alcuni hanno problemi sono nella lettura, altri anche nella scrittura e nel calcolo,  altri solo nella scrittura. 

La babele delle definizioni per  disturbi specifici dell’appredimento

Ci sono definizioni che descrivono le difficoltà del bambino raggruppandole per caratteristiche distintive (1) e, altre orientate ad uno specifico modello cognitivo, che cercano le radici del disturbo nel funzionamento mentale (2).

(1) Orientamenti descrittivi

Del DSM-IV vengono diagnosticati disturbi dell’apprendimento quando i risultati ottenuti in test individuali standardizzati quali lettura (dislessia), calcolo (discalculia) o espressione scritta (disgrafia e disortografia) sono notevolmente al di sotto di quanto previsto rispetto a età, istruzione e livello di intelligenza.
Vi è inoltre una interferenza significativa dei disturbi dell’apprendimento con i risultati scolastici e le attività della vita quotidiana che richiedono capacità di lettura, calcolo e scrittura senza che sia vero il contrario (un bambino con difficoltà scolastiche non è necessariamente dislessico… vi possono essere cause psicologiche, relazionali, minorazioni varie).
Spesso le difficoltà di lettura, scrittura e calcolo si presentano insieme e vi è un ruolo dei fattori biologici.

(2) Orientamenti che si concentrano sugli aspetti specifici.

Si ha dislessia quando l’automatizzazione nella identificazione della parola nella lettura e/o scrittura non si sviluppa o si sviluppa in modo incompleto.
Automatizzazione implica che il processo è inconscio, rapido, accurato, impegna poca attenzione ed è difficile da sopprimere, ignorare o influenzare.
La difficoltà nel leggere e scrivere rapidamente e correttamente sta proprio nella scarsa capacità di automatizzazione degli aspetti esecutivi, automatizzabili dell’apprendimento (scrivere, leggere ed eseguire calcoli).

Attacco di panico: Agorafobia

L’individuo sente una forte ansia in situazioni dalle quali è difficile o imbarazzante allontanarsi e teme di non poter ricevere aiuto se viene colto da un attacco di panico. L’attacco temuto si manifesta soprattutto quando la persona è sola e lontana dai suoi punti di riferimento come la casa. Si registrano esempi di persone in preda a tale attacco in luoghi affollati, per esempio lunghe code in autostrada, o in mezzi di trasporto, per esempio treni, autobus o auto. La persona evita l’evento temuto cercando di limitare gli spostamenti e quando è costretta ad uscire si fa accompagnare, entrando così in uno stato di dipendenza. Muovendosi tra il bisogno di dipendenza e di indipendenza, accusa gli altri dei suoi limiti, della sua incapacità di autonomia, reagendo in modo aggressivo.

Gli spazi esterni Agorafobia

Lo spazio esterno e la folla simboleggiano la caduta dei confini interni: la persona vive un’angoscia di intrusione da parte dell’altro e reagisce con l’attacco di panico o con il terrore che l’attacco possa giungere.

L’agorafobia ha spunti claustrofobici: se l’ansia prevale negli spazi aperti il disturbo può essere definito come agorafobia, anche se può avere implicazioni claustrofobiche. Se, invece, i sintomi che prevalgono riguardano la paura degli spazi chiusi si tratta di claustrofobia.

Bisogna porre particolare attenzione al contesto relazionale entro il quale si è sviluppata l’agorafobia. Appare necessario domandarsi quale sia l’altro da cui l’agorafobico dipende, dal quale ha paura di essere inglobato e dal quale cerca lo svincolo ma anche la vicinanza. È utile anche notare chi è la persona che accompagna l’agorafobico poiché il disturbo può essere un modo per avere il controllo di sé e dell’altro. Spesso, infatti, la patologia sorge per negare la separazione in seguito ad una perdita che costituisce il fattore scatenante.

Con la Psicoterapia Analitica Interpersonale si affrontano i problemi sottostanti, legati al processo di differenziazione e autonomia e, non di rado, all’elaborazione di un lutto, rafforzando i confini interni e canalizzando l’aggressività.

Come per l’attacco di panico, l’agorafobia non è un disturbo codificabile e, quindi, va precisato il disturbo specifico in cui si manifesta: Disturbo di Panico Con Agorafobia e Agorafobia Senza Anamnesi di Disturbo di Panico.

DISTURBO DI PANICO CON AGORAFOBIA

Il disturbo è caratterizzato sia da frequenti attacchi di panico cha da agorafobia. La persona incomincia a chiedere di essere accompagnata durante le uscite, oppure delega qualcuno a sostituirla nello svolgimento di varie commissioni. Si verifica, di conseguenza, una grave menomazione dell’autonomia del soggetto che risulta invalidato in alcune aree della propria funzionalità.

Questo disturbo non va confuso con Fobia Sociale (se l’attacco di panico si manifesta in seguito all’esposizione a situazioni sociali temute), Fobia Specifica (in seguito all’esposizione ad una specifica situazione fobica), Disturbo Ossessivo-Compulsivo (in seguito all’esposizione, ad es., allo sporco in qualcuno con ossessioni i contaminazione), Disturbo Post-traumatico da Stress (in risposta a stimoli associati con un grave evento stressante), Disturbo d’Ansia di Separazione (in risposta all’essere fuori casa o lontano da congiunti stretti).

AGORAFOBIA SENZA DISTURBO DI  PANICO

Il disturbo è caratterizzato da agorafobia senza attacchi di panico: si riscontra la presenza di agorafobia correlata alla paura della comparsa di attacchi di panico: si parla di ansia anticipatoria.

Articolo pubblicato dalla Dr.ssa Sara Breschi,

Psicologa e Psicoterapeuta