La discalculia

La discalculiaLa discalculia riguarda l’aritmetica, in particolare le low order numerical skills cioè le abilità numeriche di base a partire dalle quali è possibile procedere verso gli aspetti più complessi, affascinanti e per qualcuno terrificanti della materia.
Non riuscire a risolvere un testo o un’equazione può essere un effetto secondario di queste abilità di apprendimento.
La neuropsicologia indica alcune abilità difficili da apprendere per questi bambini:
–         difficoltà relative ai numeri quali la loro lettura, scrittura e ripetizione.
–         difficoltà relative alla loro manipolazione, come nel caso delle tabelline, del calcolo a mente e scritto.
–         errori nella risoluzione di problemi aritmetici, determinati in questo caso da errori nell’esecuzione dei calcoli.  [amazon_link asins=’8809764412,885683345X,8859004179,8861378684,8861374913′ template=’ProductCarousel’ store=’psicologiabenessere-21′ marketplace=’IT’ link_id=’229d9515-eeb6-11e6-8805-6bdc21a17568′]

La discalculia abilità

Le abilità di base relative ai numeri e al calcolo sono quelle che ci permettono di eseguire rapidamente quelle operazioni aritmetiche elementari indispensabili per affrontare e risolvere problemi più complessi.
L’apprendimento delle tabelline risulta un compito inaccessibile per molti di loro; spesso la colpa viene erroneamente attribuita a scarsa applicazione, impegno o interesse.Discalculia

I disturbi specifici dell’appredimento (DSA)

Le tappe di acquisizione dello sviluppo linguistico sono percorse con ritmi diversi da bambino a bambino, senza che questo costituisca indice di patologia.
In alcuni casi queste diversità diventano stabili ed evidenti, e non possono essere attribuite a diverse tempistiche di sviluppo, come avviene nei disturbi dell’apprendimento.
Nella dislessia, ad esempio, si osserva una diversità tra capacità del bambino e prestazioni, senza che vi sia ritardo mentale o disturbo dell’intelligenza né tantomeno disturbi affettivi o turbe del comportamento.

I bambini con dislessia commettono numerosi errori nella lettura e sono anche molto lenti. La dislessia comporta tempi e numero di errori significativamente superiori a quelli che ci si deve aspettare da un lettore che abbia una certa età anagrafica e un certo grado di insegnamento scolastico. Per stabilire che tempi ed errori superano la media di quelli compiuti da bambini che frequentano la stessa classe scolastica, vi sono appositi protocolli di lettura, validati attraverso la somministrazione ad altri bambini di tutte le classi elementari e medie.

Criteri per disturbi specifici dell’appredimento  (DSA)

I criteri guida per valutare la lettura son l’analisi della correttezza di lettura, evidenziata dal numero e tipo di errori commessi nella lettura di testi, liste di parole e di non-parole, e della rapidità di lettura, che riguarda il tempi impiegato per leggere.
Un’altra variabile da considerare è la comprensione di quello che si sta leggendo: una cattiva lettura può infatti interferire con la comprensione e ciò accade, seppur con diversi gradi di compromissione, a molti bambini con dislessia.

La dislessia può però accrescere l’ansia del bambino, causando sensibilità, fragilità, scarsa autostima, sintomi depressivi. E’ quindi difficile distinguere le cause e le caratteristiche del disturbo dagli effetti.
Inoltre il termine disturbi dell’apprendimento raccoglie diverse tipologie di difficoltà: alcuni hanno problemi sono nella lettura, altri anche nella scrittura e nel calcolo,  altri solo nella scrittura. 

La babele delle definizioni per  disturbi specifici dell’appredimento

Ci sono definizioni che descrivono le difficoltà del bambino raggruppandole per caratteristiche distintive (1) e, altre orientate ad uno specifico modello cognitivo, che cercano le radici del disturbo nel funzionamento mentale (2).

(1) Orientamenti descrittivi

Del DSM-IV vengono diagnosticati disturbi dell’apprendimento quando i risultati ottenuti in test individuali standardizzati quali lettura (dislessia), calcolo (discalculia) o espressione scritta (disgrafia e disortografia) sono notevolmente al di sotto di quanto previsto rispetto a età, istruzione e livello di intelligenza.
Vi è inoltre una interferenza significativa dei disturbi dell’apprendimento con i risultati scolastici e le attività della vita quotidiana che richiedono capacità di lettura, calcolo e scrittura senza che sia vero il contrario (un bambino con difficoltà scolastiche non è necessariamente dislessico… vi possono essere cause psicologiche, relazionali, minorazioni varie).
Spesso le difficoltà di lettura, scrittura e calcolo si presentano insieme e vi è un ruolo dei fattori biologici.

(2) Orientamenti che si concentrano sugli aspetti specifici.

Si ha dislessia quando l’automatizzazione nella identificazione della parola nella lettura e/o scrittura non si sviluppa o si sviluppa in modo incompleto.
Automatizzazione implica che il processo è inconscio, rapido, accurato, impegna poca attenzione ed è difficile da sopprimere, ignorare o influenzare.
La difficoltà nel leggere e scrivere rapidamente e correttamente sta proprio nella scarsa capacità di automatizzazione degli aspetti esecutivi, automatizzabili dell’apprendimento (scrivere, leggere ed eseguire calcoli).

Attacco di panico: Agorafobia

L’individuo sente una forte ansia in situazioni dalle quali è difficile o imbarazzante allontanarsi e teme di non poter ricevere aiuto se viene colto da un attacco di panico. L’attacco temuto si manifesta soprattutto quando la persona è sola e lontana dai suoi punti di riferimento come la casa. Si registrano esempi di persone in preda a tale attacco in luoghi affollati, per esempio lunghe code in autostrada, o in mezzi di trasporto, per esempio treni, autobus o auto. La persona evita l’evento temuto cercando di limitare gli spostamenti e quando è costretta ad uscire si fa accompagnare, entrando così in uno stato di dipendenza. Muovendosi tra il bisogno di dipendenza e di indipendenza, accusa gli altri dei suoi limiti, della sua incapacità di autonomia, reagendo in modo aggressivo.

Gli spazi esterni Agorafobia

Lo spazio esterno e la folla simboleggiano la caduta dei confini interni: la persona vive un’angoscia di intrusione da parte dell’altro e reagisce con l’attacco di panico o con il terrore che l’attacco possa giungere.

L’agorafobia ha spunti claustrofobici: se l’ansia prevale negli spazi aperti il disturbo può essere definito come agorafobia, anche se può avere implicazioni claustrofobiche. Se, invece, i sintomi che prevalgono riguardano la paura degli spazi chiusi si tratta di claustrofobia.

Bisogna porre particolare attenzione al contesto relazionale entro il quale si è sviluppata l’agorafobia. Appare necessario domandarsi quale sia l’altro da cui l’agorafobico dipende, dal quale ha paura di essere inglobato e dal quale cerca lo svincolo ma anche la vicinanza. È utile anche notare chi è la persona che accompagna l’agorafobico poiché il disturbo può essere un modo per avere il controllo di sé e dell’altro. Spesso, infatti, la patologia sorge per negare la separazione in seguito ad una perdita che costituisce il fattore scatenante.

Con la Psicoterapia Analitica Interpersonale si affrontano i problemi sottostanti, legati al processo di differenziazione e autonomia e, non di rado, all’elaborazione di un lutto, rafforzando i confini interni e canalizzando l’aggressività.

Come per l’attacco di panico, l’agorafobia non è un disturbo codificabile e, quindi, va precisato il disturbo specifico in cui si manifesta: Disturbo di Panico Con Agorafobia e Agorafobia Senza Anamnesi di Disturbo di Panico.

DISTURBO DI PANICO CON AGORAFOBIA

Il disturbo è caratterizzato sia da frequenti attacchi di panico cha da agorafobia. La persona incomincia a chiedere di essere accompagnata durante le uscite, oppure delega qualcuno a sostituirla nello svolgimento di varie commissioni. Si verifica, di conseguenza, una grave menomazione dell’autonomia del soggetto che risulta invalidato in alcune aree della propria funzionalità.

Questo disturbo non va confuso con Fobia Sociale (se l’attacco di panico si manifesta in seguito all’esposizione a situazioni sociali temute), Fobia Specifica (in seguito all’esposizione ad una specifica situazione fobica), Disturbo Ossessivo-Compulsivo (in seguito all’esposizione, ad es., allo sporco in qualcuno con ossessioni i contaminazione), Disturbo Post-traumatico da Stress (in risposta a stimoli associati con un grave evento stressante), Disturbo d’Ansia di Separazione (in risposta all’essere fuori casa o lontano da congiunti stretti).[amazon_link asins=’B017O6HS20,8876407022,8821533743,888730341X,1517012414,B00D2HS212′ template=’ProductCarousel’ store=’psicologiabenessere-21′ marketplace=’IT’ link_id=’aa42cee1-dc9d-11e6-a255-bddd9c465079′]

AGORAFOBIA SENZA DISTURBO DI  PANICO

Il disturbo è caratterizzato da agorafobia senza attacchi di panico: si riscontra la presenza di agorafobia correlata alla paura della comparsa di attacchi di panico: si parla di ansia anticipatoria.

Articolo pubblicato dalla Dr.ssa Sara Breschi,

Psicologa e Psicoterapeuta

La sindrome di Munchausen per procura

La Sindrome di Munchausen per procura, riguarda chiunque induca in modo costante dei sintomi su un´altra persona, in modo che questa venga considerata malata.

I criteri in base ai quali si considera presente la sindrome di Munchausen sono fondamentalmente 4:

1. malattia di un bambino causata da un genitore o da qualcuno che è in loco parentis
2. il bambino viene sottoposto a visite mediche prolungate e a trattamenti complessi
3. colui che danneggia il bambino nega di conoscere la causa della malattia
4. i sintomi acuti e i segni della malattia cessano quando il bambino viene allontanato da chi la causa.

Modalità sindrome di Munchausen

Le modalità con cui si manifesta la sindrome di Munchausen per procura sono le più varie. Può essere attivata un´opera di suggestione per convincere il bambino di essere malato, o possono essere prodotti sintomi somministrando sostanze nocive. Si può attuare la simulazione di una malattia inesistente, o la sua induzione volontaria. A questo proposito va osservata l´estrema varietà dei comportamenti, che vanno dall’omissione di cure (quando un bambino soffre di determinate patologie croniche, asma o allergie) alla somministrazione di sale, droghe o altre sostanze nocive, al soffocamento, arrivando addirittura all’iniezione di feci, urina, saliva, e in particolare veleno di vari tipi.

Ma cosa spinge una madre a mettere in pericolo il proprio figlio? Sindrome di Munchausen

Talvolta il comportamento della madre evidenzia un attacco al marito che è un padre emotivamente distante o fisicamente assente; la crisi matrimoniale dà alla madre la giustificazione di vendicarsi dell’uomo che ha accanto e con il quale ha avuto un figlio proprio attaccando il bambino.

E´capitato che alcune madri hanno salvato il proprio figlio con la rianimazione cardiorespiratoria per cui sono diventate delle eroine. Lo psichiatra M. Lesnik-Oberstein della Free University di Amsterdam concluse: “l’infanzia di una madre affetta da MSP è caratterizzata da gravi privazioni affettive… il bambino viene ricoverato affinché la madre possa soddisfare indirettamente i suoi bisogni affettivi, peraltro appagati maggiormente con il coinvolgimento nel trattamento pediatrico. Le conseguenze dolorose e pericolose per il bambino del comportamento materno sono affrontate con il diniego.”

La domanda che dovrebbe sorgere spontanea a questo punto è quale possa essere in questo contesto il ruolo dell’altro genitore, quando ci sia, e come mai possono verificarsi questi tipi di comportamento nonostante l’altrui presenza.[amazon_link asins=’8891709255,3639775686,8876405070,8876407863,B005DSO6X6,886464265X,8478005021,B00ILZ17LM’ template=’ProductCarousel’ store=’psicologiabenessere-21′ marketplace=’IT’ link_id=’cde6bf1f-d80b-11e6-beea-19bc517bc79c’]

La sindrome di Munchausen differenze fra coniugi

Normalmente, in queste coppie il padre è l’elemento passivo e, normalmente, la madre appare come la persona che decide all’interno della coppia e della famiglia.
In molti casi la differenza tra i due coniugi è anche evidente sia a livello intellettivo, sia anche a livello culturale e sociale, e questo squilibrio è a favore della donna.
Generalmente la madre è abbastanza colta e in grado di esprimersi con proprietà di linguaggio. Spesso ha avuto una formazione medica o infermieristica senza necessariamente essere diplomata o laureata. E´ affascinata dalla medicina e segue con interesse i programmi medici in tv leggendo riviste e dizionari di medicina. Si trova a suo agio nell’ambiente ospedaliero collaborando anche con il personale sanitario e nessuno dubita di lei quando espone la sintomatologia. La diagnosi spesso arriva di sorpresa perché la madre viene ritenuta un esempio di genitore amorevole.

Nella madre gli aspetti patologici sono le reazioni paranoidi, la convinzione maniacale che il figlio sia davvero malato e la personalità sociopatica (un disturbo del carattere in cui un modo di fare affascinante e subdolo permette di sfruttare gli altri violando le norme sociali e legali, senza provare alcun senso di colpa o rimorso).
Un comportamento sociopatico, ad esempio, è quello della madre che falsifica la lettera di un medico per dimostrare ad un altro sanitario che il figlio è malato oppure interrompe la cura di antibiotici per endovena del figlio oppure gli preleva il sangue per farglielo bere (in modo che i test di laboratorio suggeriscano un´emorragia interna).

Articolo pubblicato dalla Dr.ssa Sara Breschi,

Psicologa e Psicoterapeuta