Psicosi psicotico

Psicotico” è l’aggettivo che deriva dal sostantivo “psicosi”. “Psicotico” viene usato principalmente in tre modi:

1. Si può dire che un sintomo è psicotico per dire che è uno di quei sintomi che si osservano nelle psicosi;
2. si può dire che un disturbo mentale o una sindrome sono psicotici intendendo che essi appartengono alla categoria delle psicosi;
3. talvolta si dice, scorrettamente, che una persona è psicotica intendendo con questa espressione che la persona, al momento, ha una psicosi.

Ma che cos’è una psicosi?
Esistono molte definizioni di psicosi, ma nessuna di esse è accettata da tutti gli specialisti. Nel DSM-IV, uno dei sistemi di classificazione dei disturbi mentali più usati al mondo, vengono considerati disturbi psicotici quei disturbi mentali in cui la persona sofferente ha deliri oppure allucinazioni rilevanti, che vengono vissute come vere e proprie percezioni. Spesso, oltre ad avere deliri o allucinazioni, la persona colpita da un disturbo psicotico parla in modo notevolmente disorganizzato (per esempio, continua a fare affermazioni incoerenti o sembra non seguire alcun filo logico) o si comporta in modo vistosamente disorganizzato (per esempio, resta immobile in una posizione strana per ore). Per tutta la durata del disturbo, la persona colpita da un disturbo psicotico sembra parzialmente o totalmente incapace di distinguere la sua esperienza privata e soggettiva da ciò che anche le altre persone possono vedere, sentire, pensare o capire.
I disturbi psicotici possono essere dovuti al consumo di sostanze (per esempio, alcolici, cocaina o allucinogeni), a una condizione medica conosciuta (per esempio, lesioni al cervello, squilibri ormonali o altre malattie), a fattori psicologici o a cause sconosciute. Certe psicosi durano solo qualche giorno e non lasciano nessun segno, altre, pur avendo alti e bassi, possono non passare mai in modo completo. Il DSM-IV elenca le seguenti forme di psicosi (per leggerne una descrizione, seleziona i link attivi):  (altro…)

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Disturbo distimico o distimia

Per un periodo di almeno due anni (senza pause superiori ai due mesi) la persona è di umore depresso (o, nel caso dei bambini e degli adolescenti, irritabile). Inoltre, la persona sofferente, quando si sente depressa, presenta almeno due dei seguenti sintomi:
– appetito scarso o eccessivo
– sonno scarso o eccessivo
– scarsa energia o astenia
– scarsa autostima
– difficoltà di concentrazione o a prendere decisioni
– sentimenti di disperazione.

Il quadro sopra descritto non è dovuto all’uso di farmaci o stanze e non è l’effetto di una malattia (per esempio, di ipotiroidismo). Il Disturbo distimico è quindi una sindrome depressiva più lieve e duratura.

Le sindromi depressive possono essere, e spesso sono effettivamente, la conseguenza di qualche evento vissuto come una perdita o, più in generale, di situazioni di stress sulle quali si sente di non poter esercitare un controllo. Si tratta di esperienze molto dolorose che possono essere fonte di altri problemi psicologici o interpersonali e che possono intralciare notevolmente il normale svolgimento delle azioni quotidiane. A volte la depressione porta a desiderare e cercare la morte, vista come unica via di scampo a una sofferenza intollerabile. Non è stata individuata alcuna causa di tipo medico che sia alla base delle sindromi depressive in generale anche se sono note alcune variazioni fisiologiche che si accompagnano alla sindrome e che probabilmente ne sono un effetto o aspetti concomitanti piuttosto che cause. Spesso la sindrome de-pressiva si presenta insieme ad altri sintomi o ad altre sindromi mentali. (altro…)

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Disturbo mentale e classificazione psichiatrica

In senso generale, l’espressione “disturbo mentale” indica una situazione di carenza di salute che si manifesta prevalentemente con sintomi psicologici, cioè sul piano di ciò che la persona fa, prova, pensa, dice e percepisce.

• Disturbi mentali e sistemi di classificazione psichiatrica
• Definizione dell’Associazione Psichiatrica Americana
• Precisazioni sul concetto di disturbo mentale
• Riferimenti bibliografici

Disturbi mentali e sistemi di classificazione psichiatrica

Quando si parla di disturbi mentali, affinché ci si possa capire su che cosa si intende, si deve fare sempre riferimento a un sistema di classificazione, cioè a un elenco dei disturbi mentali fino ad oggi riconosciuti accompagnato dalla loro descrizione e da liste di sintomi e di altri criteri indispensabili per la diagnosi. Dire che una persona ha un disturbo mentale significa infatti fare una diagnosi. I sistemi di classificazione sono una specie di dizionario enciclopedico delle forme di carenza di salute psicologica e sociale. Quelli attualmente più diffusi nel mondo sono il DSM/Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, pubblicato dall’Associazione Psichiatrica Americana, e l’ICD/Classificazione internazionale delle malattie, opera dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. I due sistemi vengono aggiornati periodicamente; il DSM è attualmente alla quarta revisione, mentre l’ICD è alla decima. La quarta revisione del DSM è molto simile alla decima revisione dell’ICD. (altro…)

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Disturbo ansia da separazione

separazioneIl disturbo d’ansia da separazione è un disturbo d’ansia che si presenta per la prima volta in bambini o adolescenti di età inferiore ai diciotto anni ma il più delle volte prima dell’adolescenza. Le manifestazioni del disturbo sono simili a quelle dell’agorafobia degli adulti ma l’oggetto della paura è, per definizione, diverso; ciò che viene temuto dalle persone con questo disturbo è la separazione da casa o dai ge-nitori (o dalle persone che ne svolgono le funzioni). Il disturbo interessa perlopiù bambini e adolescenti, anche se lo si può riscontrare, sia pure raramente, in adulti.

Questa paura può manifestarsi in vari modi: malessere eccessivo e ricorrente, anche con sintomi fisici (analoghi all’attacco di panico), in occasione di allontanamenti reali o solo previsti; preoccupazione esagerata e persistente per la possibilità di perdere i genitori o che accada loro qualcosa di brutto; preoccupazione spropositata e costante per la possibilità che accada qualche cosa che porti a una separazione dai genitori (per esempio, perdersi); tentativi di evitare situazioni di lontananza dai genitori, anche se si tratta semplicemente di andare a dormire; frequenti incubi sul tema della separazione. (altro…)

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